Appassionati lettori e viaggiatori incorreggibili,
da oggi la nuova sezione dedicata ed aggiornata da Damien NZ Ring.
UNA NOTIZIA INASPETTATA
Palermo Gennaio 2012
"Your
request to return to Australia has been refused"...
Ci guardiamo, io e il buon Sergio, riportiamo gli occhi sullo schermo del pc, ma le parole sembrano non aver cambiato forma... La mia richiesta di tornare in Australia: rifiutata!...
Ci guardiamo, io e il buon Sergio, riportiamo gli occhi sullo schermo del pc, ma le parole sembrano non aver cambiato forma... La mia richiesta di tornare in Australia: rifiutata!...
"Ebbene,
caro amico mio, ti auguro in bocca al lupo. Io non tornerò con te a
Brisbane"...
Il
messaggio era chiaro, lo stato d'animo pessimo. Attesi che mia moglie
Silvia tornasse a casa, cenassimo (io col cuore in gola per il
dispiacere e l'agonia dell'attesa), andassimo a distenderci a letto
per guardare un film (ho detto film, maliziosi!), e lì, sotto le
coperte, stretti in un abbraccio, le dissi la verità: "Silvia,
ho una brutta notizia...".
Il
seguito è facilmente immaginabile, e i risvolti deducibili dal
titolo di questo articolo. Non si può può piangere sul latte
versato (nè tanto meno sul disco versatile), così decidemmo di
optare per quella che ci sembrava l'alternativa più affine, oltre
che per il male minore. NUOVA ZELANDA SIA!!!
IL
VIAGGIO
1 Maggio 2012
1 Maggio 2012
Sveglia alle 5 del mattino, ma notte praticamente
insonne. Appuntamento verso le 6 in aeroporto con i compagni di
viaggio Dario e Clara. Presenti al disgraziato evento, farcito di
malinconici saluti, e accompagnato da singhiozzi spezza-cuore, solo i
genitori di Silvia, mio padre e mio fratello (mia madre non ha avuto
la forza di presentarsi in aeroporto per evitarmi la visione delle
sue lacrime e non buttarmi giù), e una trentina tra parenti, amici,
creditori e saltimbanco, della combriccola targata Dario e Clara.
Check-in:
fatto.
Sovrappeso:
pagato.
Preso
tutto? Lo scopriremo solo all'arrivo, quando apriremo le valigie...
Bene,
ci si dirige verso il controllo bagagli, e lì, ci tocca dare
l'"estremo saluto" ai nostri cari, strabordanti
raccomandazioni e lacrimoni...
Eppure,
ce la si fa.
Ci
allontaniamo mestamente (e un po' sollevati dall'esserci lasciati
dietro quell'ondata di celeste nostalgia), e ci dirigiamo al gate per
il volo AZ ecc.ecc. Palermo-Roma delle 7.30 antimeridiane. Una volta
a destinazione, ci aspettano altre 10 ore di attesa, incredibilmente
massacranti, vista la scomodità delle poltroncine dei caffè dove ci
rifugiamo, in aeroporto, trascinando pesantissime valigie.
Fortunatamente,
verso l'ora di pranzo, ci raggiungono altri amici e parenti, che
essendo residenti in quel della capitale, sacrificano quello che
sarebbe stato comunque un tristissimo primo Maggio, per coccolarci un
po' prima del grande salto.
E'
l'ora di cena, o quasi, e ci tocca fare il secondo check-in: quello
Emirates.
Il
nostro volo, delle 10 postmeridiane (22 per i profani), si prospetta
lungo e terribilmente scomodo. Ma come dice il vecchio saggio: "se
hai il culo di partire con Emirates, piuttosto che con AirChina, stai
zitto e ringrazia Santa Rosalia!".
Emirates,
per l'appunto, non è affatto male come compagnia. Anzi! Diciamoci la
verità: insieme alla Cathay, è la migliore compagnia sulla quale si
possa viaggiare in economy. Ci permette infatti di prenotare i posti
a sedere con larghissimo anticipo, e di scegliere il menu, sia esso
vegetariano, vegano, gluten free (che non significa "senza
natiche"), piuttosto che "frutti di mare", o "piatto
di frutta", o stile orientale, indiano, musulmano, e quantaltro
che neanche a sforzarmi riesco a ricordare. Il cibo non è malaccio,
di film e giochi ce n'è una quantità impressionante, a volte anche
in italiano, e comunque sempre in inglese con sottotitoli di varia
natura, genere, nomi, cose e città.
Appena
dopo il decollo, comincia la sfilata di stewards e hostess che ci
forniscono un panno inzuppato d'acqua bollente, da apporre su viso e
mani, probabilmente intriso anche di qualche goccia di cloroformio,
per indurre uno stato di relax accentuato... Dopo, ci fanno dono di
una borsetta tascabile. Cosa al suo interno? Benda per gli occhi,
spazzolino e dentifricio da viaggio, e calzini da aereo, qualora si
avesse voglia di togliersi le scarpe e appoggiare estremità
inferiori fetide e tumefatte (fatte di tuma) sui deliziosi sedili in
stile Aeroplanò!
Il
viaggio per Dubai è lungo (5 ore e 50 minuti) e piuttosto scomodo.
Ci si sveglia di continuo a causa dell'effetto pendolo di Faucault
che la nostra testa e il nostro collo sembrano voler sperimentare.
Poi, come un lampo nel cielo di una notte di mezza stagione, vediamo
delle file di sedili libere, e decidiamo di sparpagliarci qui e là,
distendendoci per lungo, e ignorando quelle giunture tra i sedili che
nel breve futuro avrebbero reso la nostra vita un vero inferno di
sofferenze e dolori post-traumatici. Il viaggio però non è solo
dolori, ma anche gioie. Gioie che non riesco a condividere perchè,
scorta un'iridescente alba sul deserto degli Emirati Arabi, tento di
svegliare la ciurma, che sottilmente mi manda a quell'emirato! Così,
me la godo da solo, e ringrazio madre natura per aver creato i
finestrini degli aeromobili!
Atterrati
a Dubai, cominciamo a vagare come zombie di Romero per le infinite
gallerie duty free dell'aeroporto. Tra oasi, auto di lusso, statue,
cammelli di bronzo, oggettistica da quattro soldi, ma anche
caffetterie, fast food e tabaccai che vendono stecche di sigarette a
prezzi irrisori, si narra addirittura di un distributore di lingotti
d'oro, che però noi non vediamo da nessuna parte. L'aeroporto di
Dubai è tanto bello quanto moderno. Dalle enormi vetrate sui lati
dei tapis roulant che trasportano senza sosta e senza sforzo
viaggiatori ai quattro angoli del terminal, si scorgono sagome di
grattacieli senza cognizione di costo. Tra i tanti, si scorge anche
il Burj Khalifa, edificio che conta 636 metri d'altezza al suo tetto,
ma che tocca gli 828 con la sua mastodontica antenna!!! E' molto
distante, ma la differenza d'altezza rispetto agli altri edifici del
centro di Dubai, non lascia adito a dubbi...
Ci
trasciniamo fino ad un caffè, e dopo una colazione a base di
cornetti, ci dirigiamo al gate di nostro interesse, stramazzando su
qualche poltroncina, in attesa di quello che sarebbe stato un
viaggio-suicidio di 14 ore circa per Melbourne, del quale preferisco
non ricordare le scomodità e gli stenti, per poi cambiare aeromobile
che ci condurrà ad Auckland, dopo altre 3 ore e mezzo circa.
Ovviamente, essendo anche noi dei banalissimi esseri umani, le ultime
ore ci sembrano le più lunghe in assoluto...
L'AVVISTAMENTO
E'
mattino inoltrato, e dalla distanza (come si suole dire in gergo
post-Colombiano) si scorge terra. Non una terra qualsiasi, come
quella indiana, o di Siena, ma quella neozelandese!!! Porca miseria!
Siamo nel punto più distante in assoluto nel pianeta, rispetto
all'Italia, e il viaggio è proprio volato!!! (ma chi ci crede???).
Ce
l'abbiamo fatta. L'entusiasmo affievolisce la stanchezza, e ci
provochiamo fratture multiple al setto nasale spingendoci
vicendevolmente contro i finestrini per guardare lo spettacolo che ci
si prospetta dinnanzi, e sottanzi!
Isole,
penisole, lagune, golfi, campi da golf, barche a vela, casette a
schiera, villete con piscine, secche e fosse oceaniche... insomma,
that's Auckland! Scorgiamo la city coi suoi grattacieli, ma non è
lei la protagonista: la città è immensa, e talmente verde da
sembrare una foresta tempestata di abitazioni. Io perdo liquami dalla
bocca aperta e storta per lo stupore.
Atterriamo.
Stavolta ce l'abbiamo davvero fatta...
IL DIARIO
Non sono davvero convinto che qualcuno voglia leggere questa storia slash diario. Dunque, fate pervenire commenti di sorta, e saprò se continuare a scrivere baggianate, o se andare a distendermi a letto a leggere il Trono di spade di Martin...
See
ya soon!!!
P.s.
Vorrei ringraziare FREEMIND Doc per avermi concesso con entusiasmo la
possibilità di raccontarmi attraverso questa esperienza
neozelandese, utilizzando le pagine di questo blog.

Io! Io voglio leggere! :D
RispondiEliminaHo sentito tutte le emozioni di questo viaggio, una ad una...continua a scrivere. Aspetto la prossima puntata! :)
Sappi che probabilmente nessuno avrà la pazienza che ho avuto io di fare l'accesso con l'account google (per chi ce l'ha, se no va fatto), iscriversi al blog, inserire lettere che ti spuntano a casaccio, per "assicurare che non sei un robot"...ed infine pubblicare il commento. Ciò non toglie che è bello leggere, quindi non fare la checca scrivendo cose del genere:
Elimina"Non sono davvero convinto che qualcuno voglia leggere questa storia slash diario. Dunque, fate pervenire commenti di sorta, e saprò se continuare a scrivere baggianate, o se andare a distendermi a letto a leggere il Trono di spade di Martin..."
(io intanto mi fumo la zia Mariannina! :D )